Psicologa e Psicoterapeuta a Treviso

In questo periodo di emergenza e restrizioni sociali, sono aumentati notevolmente i "disturbi mentali" : d'ansia, da attacchi di panico, depressivi, alimentari, ossessivo-compulsivo e correlati a sostanze.

Alcune persone, per retaggio culturale, si spaventano leggendo parola disturbo, perchè rimanda ad un approccio medico e quindi alla malattia e nessuno vuole sentirsi "matto".


Può capitare a tutti nella vita di soffrire di queste problematiche o di avere un familiare che ne ha sofferto. Un tempo queste venivano nascoste, perchè vissute con vergogna piuttosto che umanità.

La psicologia clinico-dinamica e la psicoterapia relazionale e familiare, integrano l'approccio medico con quello psicologico. Ho scelto quest'approccio perchè sono sempre stata allergica alle "etichette" sulle persone. Ad esempio dentro al termine "depressione" ci sono differenti emozioni: tristezza, rabbia, talvolta anche ansia, senso di colpa, vergogna... la loro intensità dipende da quello che ci è capitato nella vita, come abbiamo reagito o ci giudichiamo rispetto a questi eventi, ma anche dalle relazioni e dai contesti di vita in cui siamo immersi.

Sono contraria ad un atteggiamento che "definisce" le persone in base ai loro problemi... "Sei un ansioso" "Sei un depresso". Alle soluzioni momentanee e semplicistiche "Potresti stare meglio, dai non pensarci" . 

Le persone, vorrebbero uscire dalla loro ansia, dalle prigioni della loro mente o dalle difficoltà che esprimono attraverso il cibo, il corpo, oppure il ricorso alle sostanze... Dietro a questi sintomi, c'è spesso all'inizio un tentativo di "autocura", ovvero di stare meglio, di "gestire" quello che provano dentro di sè. Si intrecciano stati d'animo, ferite ed eventi del presente e del passato, nei rapporti familiari, amicali e sociali, aspettative attuali o future, non sempre consapevoli.

In particolare per quanto riguarda i legami familiari, ogni famiglia ha uno storia, a volte fatta di lutti e "non detti", "mandati" che pesano sulle generazioni, ma anche di risorse e possibilità di cambiamento andando oltre ad una visione statica, semplicistica e colpevolizzante.

 

 

Al giorno d'oggi, in molti Social Network ed applicazioni (Tik Tok non è la sola), tra i minorenni circolano video e contenuti non adatti alla loro fragile età: sfide estreme riguardanti la resistenza fisica, l'aspetto fisico, la sessualità esibita, fino ad arrivare a gesti estremi come il suicidio... 

E' vero che il rischio ed il desiderio di mettersi alla prova fa parte dell'età adolescenziale e che alla base di certi "agiti" suicidari c'è una fragilità personale, un vuoto affettivo, relazionale, sociale... ma è anche vero che, da sempre, esistono alcuni paletti necessari per crescere: ad esempio il bollino rosso o il cartello VIETATO AI MINORI DI 18 anni/16 anni/13 anni e che spesso, da bambini e da ragazzi, ci incuriosivano. In internet un divieto di questo tipo è fittizio, facilmente aggirabile, anche dai più piccoli. 

Le persone in generale preferiscono non parlare della morte, evitare l'argomento ci fa pensare, a volte, che non esista. In realtà è proprio affrontandolo che impariamo a soffrirne meno, a mantenere vivi il ricordo e la storia di chi non c'è più.

Parlare di morte, significa parlare della vita nel suo significato più profondo... Dare valore all'amore, alle persone, agli eventi, ai piccoli momenti quotidiani.

Sono le contraddizioni, i contrasti, che rendono le persone uniche, multisfaccettate, poliedriche ed interessanti.

Non parlo di incoerenza rispetto ai propri valori e principi, mi riferisco a quei modi di essere, a quelle caratteristiche genuine e spontanee che spesso vengono celate, chiuse in un cassetto, assieme ad aspirazioni, sentimenti e desideri.

Talvolta le persone li nascondono perchè hanno vissuto ripetute delusioni, oppure non vogliono deludere le aspettative altrui comportandosi diversamente.

Adolescenti di ieri e di oggi

Dietro a quell'atteggiamento scontroso tipicamente adolescenziale pullulano idee, pensieri ed emozioni.

I ragazzi di oggi, parimenti a quelli di ieri, desiderano essere ascoltati, apprezzati, compiere azioni divertenti, virtuose, essere considerati bravi... un apprezzamento o una critica può influenzare l'umore di un'intera giornata e non solo.

Uno psicologo, come gli altri professionisti va in ferie.

Una terapia ben avviata continua, comunque, anche durante queste pause. Alcuni pazienti potrebbero vivere questi periodi con un senso di autonomia, mentre altri con un vissuto di abbandono o semplicemente sentendo la mancanza della routine settimanale/quindicinale rassicurante.

Questi vissuti "fisiologici" possono venir sperimentati differentemente in base alla storia personale dei pazienti ed alla fase del percorso di consulenza o psicoterapia in cui ci si trova. 

Possono essere argomento di confronto con il proprio terapeuta ed un'importante occasione di approfondimento.

Con ciascun paziente o famiglia che si affida, attraverso un tempo di conoscenza e fiducia, si instaura un legame particolare e unico, ben descritto nel libro "Il Piccolo Principe" fatto di sentimenti e "risonanze affettive". Ovvero di sentimenti sia piacevoli che spiacevoli di cui lo psicologo diventa talvolta un "contenitore", aiuta ad attraversarli, a trasformarli o semplicemente a condividerne e sostenerne il peso (in base alla situazione specifica).

Ci sono delle tecniche utili al raggiungimento di  questi obiettivi e delle regole previste dall'approccio professionale le quali definiscono "il setting" (gli orari, la frequenza, l'uso del lei con gli adulti...) che talvolta potrebbero far sembrare lo psicologo inizialmente un pò "distaccato" o "schematico". Tuttavia  servono a garantire che possa svolgere il suo lavoro, fungendo da "base sicura" a cui far riferimento, senza diventare un familiare, un amico o un semplice confidente.

Il lavoro di psicologo è un lavoro speciale, l'ho sempre pensato prima di intraprenderlo e ancora di più nel momento in cui ho iniziato a svolgerlo.

Oggi penso a come stanno i miei pazienti, contenta di rincontrarli.

 

Nel corso di quest'emergenza sanitaria, siamo sottoposti ad uno stress notevole quotidiano, che perdura da quasi un anno.

Secondo l'American Public Health Association, nei prossimi mesi, appena il vaccino farà quello che deve, il mondo si troverà di fronte ad una nuova emergenza, più sottile e nascosta, quella psicologica, ovvero vivremo una "sindrome da stress post lockdown".

L'emergenza sanitaria ha stravolto le nostre abitudini e le nostre sicurezze, ci ha costretti a stare distanti fisicamente dalle persone e dai luoghi per noi fonte di benessere. 

genitori migliori genitori imperfetti

Capita a tutti di fantasticare su come vorremmo essere nella veste di genitore, nutrendo così su noi stessi e sui figli immaginati, desideri e aspettative.

Confrontandoci con il modello del “genitore perfetto” quello che non sbaglia mai, non è mai stanco, non perde mai la pazienza ecc… può capitare, una volta diventati genitori, di sentirci frustrati ed in colpa al pensiero di non essere, in fondo, un bravo genitore.